In Breve
- Qual è la riduzione dei punti vendita in Italia dal 2018?
- Il numero di negozi al dettaglio è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96.000 unità.
- Qual è l'andamento del fatturato nel settore commercio?
- Il fatturato complessivo del settore è aumentato del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.
- Quali settori hanno mostrato crescita nonostante la contrazione?
- Le farmacie hanno registrato una crescita del 4,2%, e i discount alimentari hanno visto un aumento del 101,1% nel fatturato.
Negli ultimi cinque anni, il commercio al dettaglio in Italia ha subito una trasformazione significativa. Tra il 2018 e i dati più recenti, il numero di negozi al dettaglio è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96.000 unità, pari a un calo del 14,4%. Tuttavia, in controtendenza, il fatturato complessivo del settore è aumentato del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.
Questa contrazione ha colpito in modo particolare gli ambulanti, che hanno visto una diminuzione del 27,3%, e i piccoli negozi alimentari, che hanno registrato un calo del 17,9%. Al contrario, le farmacie hanno mostrato una crescita del 4,2%, evidenziando come alcuni settori riescano a resistere meglio alle difficoltà.
Un elemento chiave di questa crescita del fatturato è rappresentato dai discount alimentari, che hanno visto un incremento delle unità locali del 7,4%, degli addetti del 51,2% e del fatturato del 101,1%. L’inflazione, che nel periodo è salita del 19,8%, spiega solo in parte questo fenomeno, suggerendo una crescente ricerca di convenienza da parte delle famiglie italiane.
Inoltre, l’aggregato che comprende e-commerce, vendita porta a porta e distributori automatici ha registrato una crescita significativa, con un aumento del 13,6% delle unità locali e del 41,9% del fatturato. Questo trend mette in evidenza come i consumatori stiano cambiando le loro abitudini di acquisto, spostandosi verso modalità più convenienti e accessibili.
Dal punto di vista occupazionale, la riduzione dei punti vendita non si traduce in una perdita equivalente di posti di lavoro. Infatti, il numero di addetti è diminuito solo dell’1,8%, mentre il numero medio di addetti per negozio è aumentato da 2,9 a 3,3. Settori come abbigliamento e calzature hanno registrato incrementi marcati, rispettivamente del 22,4%, e articoli culturali e ricreativi con un aumento del 21,4%. Tuttavia, questi comparti continuano a chiudere numerose insegne.
Il fatturato per addetto è cresciuto del 27,9%, passando da 172.000 a 220.000 euro, con punte del 43,5% per le farmacie e del 50,4% per carburanti e tabacchi. Negli ipermercati, sebbene il fatturato per addetto sia aumentato del 4,4%, il fatturato complessivo è calato dell’8,4%, e la dimensione media dei punti vendita si è ridotta del 13,6%. Questo fenomeno è simile a quanto osservato in Francia, dove il formato degli ipermercati sembra aver superato la fase di maturità.
Analizzando i dati sul piano territoriale, il Sud Italia mantiene una densità commerciale più alta, con 12,1 negozi ogni mille abitanti, rispetto agli 8,8-8,9 del Nord-est e Nord-ovest. Questa capillarità è legata a minori opportunità di lavoro dipendente, al funzionamento degli incentivi e alla crescita del turismo. Inoltre, il Sud è l’unica macroarea in cui gli addetti crescono sia negli esercizi specializzati (+1,9%) sia in quelli non specializzati (+10%) tra il 2018 e il 2023.
