In Breve
- Qual è il principale risultato dello studio?
- Lo studio ha identificato un legame tra la fluidificazione del tessuto tumorale e l'attivazione della risposta immunitaria nel carcinoma mammario.
- Cosa rappresenta il carcinoma duttale in situ (DCIS)?
- Il DCIS rappresenta oltre il 20% delle diagnosi di tumore al seno e pone la sfida di distinguere tra lesioni che progrediranno e quelle indolenti.
- Qual è il ruolo della proteina Rab5A?
- La proteina Rab5A favorisce la fluidificazione del tessuto tumorale, influenzando la risposta immunitaria.
Uno studio condotto da ricercatori dell’IFOM e dell’Università di Milano, recentemente pubblicato su Nature Communications e sostenuto dalla Fondazione AIRC, ha rivelato un interessante collegamento tra la fluidificazione del tessuto tumorale e l’attivazione della risposta immunitaria nel carcinoma mammario.
Il tumore della mammella rappresenta la neoplasia femminile più diffusa in Italia, con oltre 53.000 nuove diagnosi stimate ogni anno. Una crescente percentuale di questi casi viene identificata in fase molto precoce, in particolare con il carcinoma duttale in situ (DCIS), che costituisce oltre il 20% delle diagnosi. Questa situazione presenta la sfida di distinguere le lesioni che progrediranno da quelle che rimarranno indolenti.
Il lavoro di ricerca amplia un filone già esplorato in precedenti studi sul movimento collettivo delle cellule tumorali, come descritto su Nature Materials nel 2023. Quando le cellule, inizialmente compatte, riacquistano mobilità collettiva, il tessuto tumorale cambia stato da “solido” a uno più “fluido”. Questo processo è favorito dall’aumento dell’attività della proteina Rab5A.
La fluidificazione del tessuto tumorale genera stress meccanici e metabolici che danneggiano i mitocondri. Questi mitocondri, parzialmente compromessi, rilasciano frammenti di DNA mitocondriale nel citoplasma, attivando la via cGAS-STING. Questo meccanismo innesca una risposta infiammatoria in grado di richiamare cellule immunitarie contro il tumore.
Nei modelli preclinici analizzati, i tumori con elevata attività di Rab5A crescono più lentamente in presenza di un sistema immunitario funzionante, mostrando una maggiore infiltrazione immunitaria e risultando più sensibili ai farmaci che agiscono sui checkpoint immunitari.
È importante sottolineare che, sebbene questi risultati siano promettenti, non si tratta di una nuova terapia pronta per l’impiego clinico. I ricercatori evidenziano invece un collegamento biologico tra le proprietà fisiche del tumore, il metabolismo mitocondriale e la risposta immunitaria. Questo apre nuove domande su possibili biomarcatori predittivi e strategie per potenziare l’efficacia delle immunoterapie, o per ridurre trattamenti non necessari nelle pazienti con DCIS.
